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Cannonau tra storia e leggenda
Il Cannonau è il vitigno più diffuso in Sardegna: esso è presente in ambito regionale con una percentuale pari al 24%, ma arriva al 68% nella provincia di Nuoro. Proprio in questa regione il vino omonimo è il più noto e può essere considerato veramente, così come afferma il Vitagliano, il vino dei sardi.
 
 
L' origine spagnola del Cannonau

Il Cannonau è un vitigno di sicura provenienza spagnola, che viene assimilato al "Canonazo" sivigliano, al "Granaxa" o "Granacha" aragonese e al "Grenache" francese. E' conosciuto anche con diversi sinonimi e voci dialettali: Manca dell'Arca, il primo autore sardo che lo nomina, lo chiama Canonadu e "Redagliadu Nieddu", il Cara parla ancora di "Retagliadu Nieddu" così come il Cettolini che riporta per il Canonau il sinonimo sassarese "Retagliaddu nieddu" e quello gallurese di "Cannonatu"

 
 
 
L' arrivo dei Gesuiti a Oliena
Nel 1653 il sacerdote di Oliena Don Giovanni Salis lasciò alla Compagnia di Gesù una vasta superficie agricola, alla condizione che venisse utilizzata per creare un'azienda a prevalente indirizzo viticola ed olivicolo. Fu questo l'inizio della presenza dei Gesuiti a Oliena, dove fu fondato un collegio, e fu anche il presupposto per una serie di interventi di natura agricola e sociale che fecero degli Olianesi una popolazione all'avanguardia nello sfruttamento delle risorse territoriali. Dalla produzione delle vigne, dalla consistenza di 80.000 ceppi di Cannonau, fu ottenuto, con delle tecniche vinicole all'avanguardia per il secolo XVII, il vino rosso locale, che ancora gode di indiscussa fama.
 
 
 
L'azienda viticola dei Gesuiti a Oliena
L'azienda agraria creata dai Gesuiti fu presa ad esempio, nei secoli successivi, da quegli imprenditori agricoli, come il Marchese Manca di Villahermosa, che non si accontentavano, come purtroppo la maggioranza dei feudatari sardi, dello sfruttamento di rapina delle loro vaste proprietà terriere.
 
 
 
Le citazioni dei viaggiatori
Come tale il Cannonau ha goduto di un'ampia letteratura che va dalle citazioni del Gemelli che nel 1776 nella sua opera "Il rifiorimento della Sardegna" inserisce il "Canonao" tra i vini "abboccati e potenti'; nel 1840 il Bresciani nel volume "Dei costumi dell'isola di Sardegna"ne elogia le qualità organoletiche; il generale La Marmora nel 1860 nel nel "tinerario dell'isola di Sardegna" parla della "gagliardia dei vini di Ogliastra"; per finire, l'elogio al "Nepente di Oliena" scritta da Gabriele D'Annunzio.
 
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