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L'arrosto sotto la cenere
Ai forestieri studiosi di tradizioni popolari sarde, come il Bresciani non sfuggì un modo caratteristico e, dobbiamo dire, abbastanza raro di preparare l'arrosto nella nostra isola. Si praticava per terra un fosso della profondità di almeno una trentina di cm e quando questo era ben caldo, per avervi bruciato dentro parecchie frasche, sul fondo venivano stese delle fronde su cui si adagiava un intero porcetto o altro animale, evitando che la carne venisse a contatto col terreno. Quindi l'animale veniva ben coperto con altre fronde nella parte superiore.
Il testo e tratto da uno studio del prof. Michelle Salis, studioso di cultura e tradizioni sarde.
 
 
Le diverse tecniche di arrosto

Secondo alcune persone intervistate si accendeva direttamente il fuoco sopra le frasche, secondo altre esse venivano cosparse di terriccio e di sassolini e solo allora si effettuava l'accensione. Questo sistema non era consueto; infatti, secondo i nostri informatori, vi si faceva ricorso soltanto per cuocere la carne degli animali rubati. Negli altri casi l'arrosto si preparava all'aperto, con spiedi di legno, perché pare che così facendo la carne fosse più gustosa.

 
 
 
Su Ballu de S' Apiovarja
L'arrosto sotto la cenere era dunque praticato dagli abigeatari. Questi, se venivano avvistati dai carabinieri, si disponevano a cerchio attorno al fuoco e iniziavano una danza che chiamavano "su ballu de s'apiovarja". Non sembrano esservi dubbi che questa fosse la danza che faceva parte di un rituale magico in uso nella nostra isola per invocare la guarigione delle vittime della puntura di un insetto chiamato "sa vaglia"(s'arza in altri paesi).
 
 
 
La teoria del Bresciani
Ma che senso poteva avere `"su ballu de sa vaglia" in quella circostanza?
Era forse una forma di scongiuro oppure un banale espediente degli abigeatari per distrarre l'attenzione dei carabinieri? Si propende per la seconda soluzione, perché il Bresciani nella prima metà del secolo scorso, parlando di questo modo di cuocere l'arrosto in Sardegna, cosa che vide personalmente durante il suo soggiorno nell'isola, afferma che la pratica era eseguita specialmente quando la bestia da arrostire era stata rubata.
 
 
 
L'arrosto degli abigeatari
Non era raro che il derubato, cercando l'animale che mancava dal branco, s'imbattesse nei ladri che fingevano di scaldarsi al fuoco e lo invitassero a sostare e a scaldarsi se si era di inverno, senza che il malcapitato si rendesse conto che sotto quel fuoco arrostiva lentamente, senza mandare odore, la bestia che andava cercando. Il Bresciani fa anche notare che tale modo di cuocere le vivande era tipicamente orientale e primitivo (si veda il suo libro "Dei costumi dell'isola di Sardegna").
 
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