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| Elogio
di Gabriele D'Annunzio al Nepente |
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| Il vino d'Oliena è conosciuto
nella letteratura soprattutto per la famosa
lettera che Gabriele D'Annunzio scrisse
nel 1909 dalla Marina di Pisa ad Hans Barth,
tedesco, da anni ed anni a Roma, corrispondente
di uno fra i più importanti giornali di
Berlino, nonchè estimatore, a quanto
pare molto competente degli ottimi vini
italiani. Infatti scrisse una guida del
perfetto bevitore e un itinerario bacchico. |
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| L'articolo
sul Corriere della Sera |
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Il libro del dott. Hans Barth
ha dato motivo a Gabriele
D'Annunzio per un bellissimo
articolo pubblicato nel Corriere
della Sera. lì poeta parla
di tanti ricordi personali,
e poi dice che egli, "acquatile",
non potrebbe dar al Barth
che scarso ragguaglio delle
taverne pisane. Ma se l'amico
batterà alla porta della sua
casa, egli potrà fargli assaggiare
un nettare - degno veramente
degli dei - che hanno prodotto
le vigne di Oliena.
Ricorda il suo viaggio giovanile
in Sardegna, fatto in compagnia
di Edoardo Scarfoglio e di
Cesare Pascarella, e fa un
meraviglioso elogio del vino
di Oliena.
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| Il
ricordo di D'Annunzio |
"...io
vi prometto di sacrificare alla
vostra sete un boccione d'olente
vino d'Oliena serbato da moltissimi
anni in memoria della più vasta
sbornia di cui sia stato io
testimone e complice...".
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| Ahi
lasso! |
| "Non
conoscete il nepente d'Oliena
neppure per fama? Ahi lasso!
lo sono certo che, se ne beveste
un sorso, non vorreste mai più
partirvi dall'ombra delle candide
rupi, e scegliereste per vostro
eremo una di quelle cellete
scarpellate nel macigno che
i Sardi chiamano Domos de Janas,
per quivi spugnosamente vivere
in estasi fra caratello e quarteruolo.
Io non lo conosco se non all'odore;
e l'odore, indicibile, bastò
a inebriarmi." |
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| La
sbornia di Oliena |
giungemmo
nella patria del rimatore Raimondo
Congiu piena di pastori e di
tessitrici, ricca di olio e
di miele, ospitale tra i Sepolcri
dei Giganti e le Case delle
Fate. Subito i maggiorenti del
popolo ci vennero incontro su
la via come a ospiti ignoti;
e ciascuno volle farci gli onori
della sua soglia, a gara..."
".... Esso poi e il Quinte
si riempirono d'un letargo che
durò due giorni. Ma in tutto
(udite, o luterano ligio alle
regole papali!) la sbornia d'Oliena
fu quadriduana." |
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