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Sapori, sapori e ancora sapori ! Pag. 1di 2 pagina successiva
Sapori estremi ti sfiorano, connubio di profumi e di fragranze, durezze e leggerezze come gli spiedi acuminati e il pane friabile, le morbide ricotte e i decisi pecorini, e la colata densa e dolcissima di quell'insolito miele di asfodelo. Una cucina nata all'aria aperta con piatti presi dai campi e dagli oviliprofumate di lentisco, alloro e rosmarino, realizzate ai fornelli o sulla fiamma viva senza tante mescolanze.
 
 
Gli arrosti di carne

tanti cibi vengono aromatizzati con le foglie degli stessi rami che alimentano le braci di cottura dove, con un graduale e rituale avvicinamento, giungono i capretti, gli agnelli, i teneri porcellini da latte, infilzati negli spiedi. Le carni rosolate in questo modo offrono una morbidezza tutta loro e un sapore pieno e puro che invita e induce a ripetuti assaggi.

 
 
I primi ripieni
Più vago e sottile è, invece, il sapore di menta nascosto nel morbido ripieno di patate e pecorino chiuso dentro la sottile sfoglia dei ravioli, i culingiones, quanto mai gradevoli anche nella variante con pecorino fresco-bietole tritate, meglio ancora se selvatiche.
 
 
Il Pane carasau e la carta da musica
Invece resiste benissimo, pur nella sua visibile friabilità, la tradizione del pane sottile: il pane carasau della Barbagia chiamato erroneamente in continente "carta musica", mentre quest'ultima, più o meno simile all'altro, è tipica del Nuorese. Comunque, sono entrambi rotondi come la luna, sottili come un foglio di carta, trasparenti come una pergamena. Il carasau, una volta, si faceva con due tipi d'impasti uno a base di fior di farina e grano duro per le tavole più agiate; l'altro, a base di cruschello (in sardo chivarzu) per le tavole più modeste e per i pastori che lo portavano con loro durante la transumanza: infatti, s'inf'ilava facilmente nella bisaccia senza togliere spazio o, peggio, arrecare peso.
 
 
Il pecorino sardo
Dove una larga parte dell'economia è fondata sulla pastorizia,nei casi di produzione ancora artigianale, le sole mani forgiano in forme "sei litri e mezzo o sette di latte per ogni chilo di formaggio". Forme di pecorino la cui autenticità sarda è doc, cioè garantita dal marchio di origine controllata. È il pecorino un formaggio sacrale, addirittura vecchio come il mondo, perché è quasi sicuro che il primo cacio della Terra sia stato di pecora, l'animale che l'uomo allevò ancor prima dei bovini e che spesso sacrificava al proprio dio.
Sapori, sapori e ancora sapori
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